I dieci precari che tengono in vita i dinosauri

Una superficie di 5mila e 600 metri quadrati, 23 sale espositive (senza dimenticare il Paleolab, il Biolab e il padiglione delle farfalle ospitati nei giardini di via Palestro), oltre 4mila scuole in visita ogni anno, il primato italiano in termini di collezioni storiche e di qualità della ricerca scientifica nonchè una serie di collaborazioni e contatti internazionali di grande prestigio. Il museo di storia naturale di corso Venezia è il primo e più importante tra i musei civici milanesi (gli altri due sono l’acquario e il planetario) e costituisce un fiore all’occhiello per tutto il Belpaese. Se questo avviene non è certo, però, per merito del Comune dal quale l’istituzione, come suggerisce l’aggettivo «civico», attinge le risorse economiche per sé e il proprio personale. Palazzo Marino, infatti, ogni anno continua a tagliare fondi alla ricerca scientifica e non esprime, nonostante l’imminenza dell’Expo, una precisa volontà politica per far funzionare al meglio le numerose potenzialità e dare al museo la visione di ampio respiro internazionale che si merita e che, tra l’altro, lo avvicinerebbe ancora di più ai milanesi e a tutti i visitatori. Piuttosto, se vogliamo parlare davvero di competenze specifiche e meriti – tolto il direttore Enrico Banfi, il personale scientifico, una cinquantina di tecnici e addetti di vario genere, il personale delle associazioni tematiche e l’associazione didattica museale (Adm) – quelli sono quasi tutti concentrati nelle mani e nelle menti (ma soprattutto nella passione) di dieci co.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280881

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