Se per altri spettacoli come il cinema, il teatro, i concerti, ciò che si vede è protagonista del tempo in cui assistiamo allo spettacolo, e ci rechiamo in quei luoghi pagando un biglietto proprio per assistere a quello spettacolo, la televisione ce l’abbiamo in casa (o deprecabilmente oggi si trova in quasi tutti i ristoranti), e spesso la si tiene accesa come sottofondo durante tutta la giornata, anche quando si ricevono gli amici.
ricezione attenta: prevalentemente da soli, con la gestione del telecomando, per guardare tg, talk show di approfondimento, film e documentari;
ricezione semiattenta: da soli e in compagnia, con o senza gestione del telecomando, si salta da un programma all’altro, si parla durante l’ascolto, per guardare show, gare sportive, giochi, telenovelas;
ricezione casuale: si entra e si esce dalla stanza in cui c’è il televisore, si fanno altre cose, si parla, si salta da un programma all’altro, per guardare o non guardare indifferentemente quello che capita;
ricezione di sottofondo: si tiene il televisore acceso senza guardarlo, si parla con gli amici o si fanno altre cose, ogni tanto ci si butta uno sguardo ma è indifferente quello che si guarda, è il televisore in salotto durante un party, o al ristorante;
ricezione distratta: il televisore è sempre acceso, qualcuno cambia i programmi casualmente, ogni tanto si butta l’occhio e si sente qualcosa, ma si fanno altre cose.
Una comunicazione televisiva che tenga conto di ciò dovrà usare un linguaggio articolato e ragionato per la ricezione attenta, un linguaggio semplice, emotivo, fatto di slogan ripetuti, di icone e immagini ricorrenti, di luoghi comuni.
C’è però tutto un altro mondo di comunicazione pull: il digitale terrestre, la tv satellitare e la pay tv, i podcast, lo streaming video e la tv prosumer di YouTube e simili, l’universo dei blog, wiki e social network, l’iPod e i telefoni Mms, i passaparola virali.
Fonte:
http://www.apogeonline.com/webzine/2008/12/22/il-filtro-caotico-puntuativo-sulla-realta